Prossimo Evento: 12 - 13 - 14 Dicembre 2025


Tre mesi, due finali e uno scenario pressoché identico. A Valencia come a Parigi, Alejandro Galán e Federico Chingotto hanno servito per il titolo contro Arturo Coello e Agustín Tapia. In entrambi i casi, i numeri uno hanno recuperato il break prima di imporsi al tie-break. Questa ripetizione ci invita ad andare oltre una mera analisi mentale: cosa succede concretamente quando la partita entra nella fase decisiva?

A Parigi, Galán e Chingotto avevano preso il controllo del gioco

La finale del Major di Parigi, vinta da Coello e Tapia  6/3 4/6 7/6(1) Non si è trattato semplicemente di un dominio continuo da parte dei numeri 1. Per lungo tempo, la situazione è stata addirittura l’opposto.

Fin dal primo set, Galán e Chingotto hanno avuto tre palle break sul 3-3, ma non sono riusciti a concretizzarle. Nel game successivo, Tapia e Coello hanno subito punito questa inefficienza conquistando l’unico break del set.

Ma la coppia di Jorge Martínez ha gradualmente ribaltato la situazione. Chingotto ha aumentato l’intensità, allungato gli scambi e forzato più palle perse. Galán, dal canto suo, è diventato sempre più dominante nel chiudere i game. Dopo aver vinto il secondo set per 6-4, i numeri 2 hanno inanellato cinque game consecutivi tra la fine del set e l’inizio del terzo.

Galán sembrava inarrestabile, mentre Chingotto prendeva il sopravvento nei suoi colpi diagonali contro Coello. Sotto 3-0 e poi 5-2, i numeri 1 non soffrivano solo per il punteggio; avevano perso il controllo delle due zone principali del campo.

Un servizio per il titolo, poi due game a zero per l’avversario.

Sul 5-3, Galán e Chingotto servirono per aggiudicarsi il Major di Parigi. Fu proprio in quel momento che l’inerzia della partita cambiò.

Coello e Tapia hanno prima recuperato il break, poi hanno tenuto il servizio a zero portandosi sul 5-5. Galán e Chingotto hanno tenuto il servizio successivo e si sono portati sul 6-5, ma poi sono stati in risposta. I numeri uno hanno nuovamente tenuto il servizio senza perdere un punto, prima di dominare il tie-break con un netto 7-1.

L’informazione più rivelatrice non è quindi solo il game di servizio perso sul 5-3. Dopo essere stati dominati nel game, Coello e Tapia non hanno perso  nessun punto conquistato nelle ultime due partite.  del set. Nel momento in cui la pressione era al massimo, hanno ribaltato il break e poi si sono assicurati completamente il servizio.

Tatticamente, le analisi migliori a volte sono le più semplici: Coello e Tapia hanno accelerato semplificando il loro gioco. Si sono mossi più velocemente a rete, colpendo con potenza il corpo e dando meno tempo agli avversari. Al contrario, Galán e Chingotto hanno affrettato i tempi e perso la loro organizzazione collettiva. Coello si è quindi assunto maggiori responsabilità in aria, coprendo più terreno e alleggerendo il carico di un Tapia in difficoltà. Quest’ultimo ha gradualmente ritrovato energia e aggressività. Più che un’impresa individuale, è stato questo riequilibrio a permettere ai numeri uno di riprendere il controllo della rete, accelerare gli scambi e ribaltare una finale che sembrava sfuggire loro di mano.

Valencia aveva già emesso lo stesso avvertimento

Il parallelismo con la finale del torneo P1 di Valencia è troppo calzante per essere ignorato. Galán e Chingotto conducevano 5-2 nel terzo set prima di servire per il titolo sul 5-4. Coello e Tapia riuscirono a recuperare il break e poi a vincere il tie-break dopo essere stati sotto 5-1.

A Parigi, il divario è stato ancora più marcato: Galán e Chingotto avevano preso il sopravvento negli scambi incrociati e sembravano controllare la costruzione dei punti. Eppure, lo stesso ostacolo si è ripresentato al momento di chiudere l’incontro: un servizio perso per il titolo, seguito da un tie-break quasi interamente dominato dai numeri 1.

Parlare solo di “paura di vincere” sarebbe troppo semplicistico. In entrambe le finali, bisogna considerare anche ciò che Coello e Tapia impongono dall’altra parte della rete. Accettano di sopportare lunghi periodi di difficoltà senza crollare completamente, per poi diventare estremamente efficaci non appena l’avversario concede loro un’apertura.

A Valencia, Tapia aveva già riassunto questa logica spiegando che queste partite si decidono sui piccoli dettagli e che il suo compagno aveva continuato a crederci fino alla fine.

Un problema di finitura, ma soprattutto un aspetto tattico su cui lavorare.

Due scenari simili non bastano a stabilire una debolezza definitiva. Galán e Chingotto hanno già battuto Coello e Tapia in diverse finali importanti. D’altra parte, Valencia e Parigi pongono ora un vero e proprio interrogativo sportivo: come potranno mantenere il piano di gioco che ha permesso loro di ottenere il vantaggio quando i numeri 1 aumenteranno improvvisamente la pressione nella gara di ritorno?

La sfida potrebbe non consistere nel giocare di più, né nel trovare più velocemente il colpo vincente. Un aspetto da esaminare riguarda i primi due colpi successivi al servizio: la qualità del servizio, la scelta della prima volée, la protezione del centro e la capacità di impedire a Coello e Tapia di tornare immediatamente a rete.

A Parigi, Galán e Chingotto hanno dimostrato di poter dominare le teste di serie numero uno. Ora dovranno dimostrare di poter mantenere quel controllo anche nel game decisivo. Perché contro Coello e Tapia, servire per il titolo non significa che la partita sia finita. Spesso è proprio in quel momento che inizia la parte più difficile.

Antoine Tricolet

Ho scoperto il file Padel Sono capitato in Spagna per caso, in un campeggio. Ne sono rimasto subito affascinato; appassionato di padel, seguo le notizie internazionali e regionali con lo stesso entusiasmo con cui seguo lo sport stesso.



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