Tre mesi, due finali e uno scenario pressoché identico. A Valencia come a Parigi, Alejandro Galán e Federico Chingotto hanno servito per il titolo contro Arturo Coello e Agustín Tapia. In entrambi i casi, i numeri uno hanno recuperato il break prima di imporsi al tie-break. Questa ripetizione ci invita ad andare oltre una mera analisi mentale: cosa succede concretamente quando la partita entra nella fase decisiva?
A Parigi, Galán e Chingotto avevano preso il controllo del gioco
La finale del Major di Parigi, vinta da Coello e Tapia 6/3 4/6 7/6(1) Non si è trattato semplicemente di un dominio continuo da parte dei numeri 1. Per lungo tempo, la situazione è stata addirittura l’opposto.
Fin dal primo set, Galán e Chingotto hanno avuto tre palle break sul 3-3, ma non sono riusciti a concretizzarle. Nel game successivo, Tapia e Coello hanno subito punito questa inefficienza conquistando l’unico break del set.
Ma la coppia di Jorge Martínez ha gradualmente ribaltato la situazione. Chingotto ha aumentato l’intensità, allungato gli scambi e forzato più palle perse. Galán, dal canto suo, è diventato sempre più dominante nel chiudere i game. Dopo aver vinto il secondo set per 6-4, i numeri 2 hanno inanellato cinque game consecutivi tra la fine del set e l’inizio del terzo.
Galán sembrava inarrestabile, mentre Chingotto prendeva il sopravvento nei suoi colpi diagonali contro Coello. Sotto 3-0 e poi 5-2, i numeri 1 non soffrivano solo per il punteggio; avevano perso il controllo delle due zone principali del campo.
Un servizio per il titolo, poi due game a zero per l’avversario.
Sul 5-3, Galán e Chingotto servirono per aggiudicarsi il Major di Parigi. Fu proprio in quel momento che l’inerzia della partita cambiò.
Coello e Tapia hanno prima recuperato il break, poi hanno tenuto il servizio a zero portandosi sul 5-5. Galán e Chingotto hanno tenuto il servizio successivo e si sono portati sul 6-5, ma poi sono stati in risposta. I numeri uno hanno nuovamente tenuto il servizio senza perdere un punto, prima di dominare il tie-break con un netto 7-1.
L’informazione più rivelatrice non è quindi solo il game di servizio perso sul 5-3. Dopo essere stati dominati nel game, Coello e Tapia non hanno perso nessun punto conquistato nelle ultime due partite. del set. Nel momento in cui la pressione era al massimo, hanno ribaltato il break e poi si sono assicurati completamente il servizio.
Tatticamente, le analisi migliori a volte sono le più semplici: Coello e Tapia hanno accelerato semplificando il loro gioco. Si sono mossi più velocemente a rete, colpendo con potenza il corpo e dando meno tempo agli avversari. Al contrario, Galán e Chingotto hanno affrettato i tempi e perso la loro organizzazione collettiva. Coello si è quindi assunto maggiori responsabilità in aria, coprendo più terreno e alleggerendo il carico di un Tapia in difficoltà. Quest’ultimo ha gradualmente ritrovato energia e aggressività. Più che un’impresa individuale, è stato questo riequilibrio a permettere ai numeri uno di riprendere il controllo della rete, accelerare gli scambi e ribaltare una finale che sembrava sfuggire loro di mano.
Valencia aveva già emesso lo stesso avvertimento
Il parallelismo con la finale del torneo P1 di Valencia è troppo calzante per essere ignorato. Galán e Chingotto conducevano 5-2 nel terzo set prima di servire per il titolo sul 5-4. Coello e Tapia riuscirono a recuperare il break e poi a vincere il tie-break dopo essere stati sotto 5-1.
A Parigi, il divario è stato ancora più marcato: Galán e Chingotto avevano preso il sopravvento negli scambi incrociati e sembravano controllare la costruzione dei punti. Eppure, lo stesso ostacolo si è ripresentato al momento di chiudere l’incontro: un servizio perso per il titolo, seguito da un tie-break quasi interamente dominato dai numeri 1.
Parlare solo di “paura di vincere” sarebbe troppo semplicistico. In entrambe le finali, bisogna considerare anche ciò che Coello e Tapia impongono dall’altra parte della rete. Accettano di sopportare lunghi periodi di difficoltà senza crollare completamente, per poi diventare estremamente efficaci non appena l’avversario concede loro un’apertura.
A Valencia, Tapia aveva già riassunto questa logica spiegando che queste partite si decidono sui piccoli dettagli e che il suo compagno aveva continuato a crederci fino alla fine.
Un problema di finitura, ma soprattutto un aspetto tattico su cui lavorare.
Due scenari simili non bastano a stabilire una debolezza definitiva. Galán e Chingotto hanno già battuto Coello e Tapia in diverse finali importanti. D’altra parte, Valencia e Parigi pongono ora un vero e proprio interrogativo sportivo: come potranno mantenere il piano di gioco che ha permesso loro di ottenere il vantaggio quando i numeri 1 aumenteranno improvvisamente la pressione nella gara di ritorno?
La sfida potrebbe non consistere nel giocare di più, né nel trovare più velocemente il colpo vincente. Un aspetto da esaminare riguarda i primi due colpi successivi al servizio: la qualità del servizio, la scelta della prima volée, la protezione del centro e la capacità di impedire a Coello e Tapia di tornare immediatamente a rete.
A Parigi, Galán e Chingotto hanno dimostrato di poter dominare le teste di serie numero uno. Ora dovranno dimostrare di poter mantenere quel controllo anche nel game decisivo. Perché contro Coello e Tapia, servire per il titolo non significa che la partita sia finita. Spesso è proprio in quel momento che inizia la parte più difficile.
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